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Come ripiantare una foresta pluviale

Helen Buckland, direttrice della Sumatran Orangutan Society, si trovava nel parco nazionale del Gunung Leuser, nel nord dell’isola di Sumatra, quando ha visto le prime motoseghe all’opera: prima hanno rotto il silenzio, poi hanno abbattuto la prima palma da olio. Ed è stata subito esultazione.

Quelle palme da olio non avrebbero dovuto trovarsi lì. Nessuna delle palme che Helen aveva sotto gli occhi doveva essere lì. Invece c’erano, file e file, una dopo l’altra, piantate come col copia-incolla laddove prima c’era la foresta originaria ricca di biodiversità dell’Ecosistema del Leuser. Helen si trovava infatti in una piantagione illegale, una delle tante, intrufolatasi all’interno dei confini della foresta protetta e del parco nazionale. Il terreno sotto i suoi piedi era riarso e rotto da fessure labirintiche. Prima dell'inconfondibile rombo della motosega accesa dal suo compagno di squadra (l'unica volta in cui è stata felice di sentire quel suono in una foresta) non c’era un solo rumore. Nemmeno il canto di un uccello.

“Ho piantato un piccolo albero della foresta pluviale in questo suolo sterile e arido, sperando che ce l’avrebbe fatta a sopravvivere” racconta Helen.

È tornata due anni dopo: “Sono tornata nel posto dove avevo piantato quell’albero. Mi sono messa all’ombra delle sue frasche, ho chiuso gli occhi e ho ascoltato la vita che brulicava intorno a me. I gibboni ululavano, gli uccelli cantavano, e il team mi ha raccontato che il giorno prima un’orda di elefanti era passata di lì.”

Oggi, la terra dove si trovava la piantagione illegale di palme da olio è diventata il sito modella di riforestazione della Sumatran Orangutan Society. È un esempio vivente di quello che serve per rigenerare una foresta distrutta.

La ricetta per ripiantare una foresta

Ispirata a Sumatra, solo piante, senza palme da olio.

Tempo di preparazione: 4 anni e oltre

Cosa serve:

1100 piantine (di 20-30 specie diverse di alberi)

Il supporto delle comunità locali

Compost organico

Sterco di elefanti selvatici

Piantine di alberi a legno duro

Piantine di alberi da frutto (consiglio: il durian è il vincitore assoluto con gli oranghi)

Metodo:

1. Per incominciare, per ora scordati di piantare un solo albero. Davvero!

Prima di fare qualunque altra cosa, bisogna incontrare la popolazione locale. Una volta ripristinata la foresta pluviale, le comunità che vivono intorno dovranno essere unite per difenderla da future minace. A Sumatra, SOS supporta alcuni partner che finora hanno piantato oltre 1,5 milioni di alberi; permesso di rilasciare allo stato selvatico 120 orangotango salvati; istruito migliaia di persone a diventare i veri guardiani dell’Ecosistema del Leuser.

2. Cresci in fretta

Ora che hai vicini dalla tua parte, comincia a piantare! Scegli dapprima specie “pioniere” a crescita veloce: saranno gli hipster della tua foresta in corso di rigenerazione, quelli che arrivano prima che le cose diventino facili per tutti. Entro il terzo anno, avranno ricreato la volta della foresta pluviale, facendo ombra agli alberi novelli a crescita più lenta che hanno bisogno di essere protetti dal calore estremo, e fertilizzando il suolo con le loro foglie cadute.

3. Ripeti x 1100 volte

Per ogni ettaro bisogna piantare 1100 piantine di 20-30 diverse specie di alberi. Il provino per la selezione di queste specie è più difficile di quello della maggior parte dei talent show TV. Non solo devono avere una crescita rapida, ma devono anche provenire dall’ecosistema nativo ed essere resistenti al fuoco e alle alluvioni. Per un bonus extra, assicurati che alcuni di questi siano in grado di produrre frutti nel giro di due o tre anni, perché questo favorirà il ritorno della fauna selvatica nell’aera.

4. Coltiva amicizie influenti

Per dare agli alberi che hai piantato tutte le possibilità di sopravvivere, dovrai impegnarti a passare i prossimi due/quattro anni ad effettuare regolari lavori di manutenzione. Questo significa eliminare le erbacce e le piante infestanti intorno a ciascun albero, oltre a nutrire il suolo con compost organico mescolato con sterco di elefanti selvatici. Vuole anche dire sostituire qualunque albero che non ce l’abbia fatta, e aumentare la diversità della foresta piantando nuove specie in mezzo ai primi pionieri man mano che questi crescono.

5. Lascia fare gli esperti

Sei arrivato al quarto anno! Il microclima di cui la foresta pluviale ha bisogno per crescere è stato ripristinato, e presto la fauna selvatica tornerà a gironzolare tra le frasche. Gli alberi pionieri che hai piantato potrebbero ora essere alti anche nove o dieci metri, cinque o sei per gli alberi da frutta e a legno duro che così offrono ormai agli oranghi un posto sicuro dove appoggiarsi.

Quando gli orangotango arrivano, è giunto il momento di andarsene. Non a caso questi grandi primati sono sopranominati “i giardinieri della foresta”. Dopo aver mangiato i frutti della foresta pluviale, nel disperdono infatti i semi tramite le loro feci (è un’offerta due-in-uno, visto che queste fertilizzano anche il suolo). Poi dormono in giro, costruendo nuovi nidi ogni sera e rompendo rami al loro passaggio. Al mattino, i raggi di sole passeranno dai vuoti che hanno lasciato al loro passaggio, dando energia alle piantine che nel frattempo si stanno facendo spazio sul suolo della foresta.

SOS Schools Pack Part 3: Replanting A Rainforest

Replanting A Rainforest

“Ci vuole molto tempo per far crescere una foresta pluviale, spiega Helen, ma è incredibile quanto velocemente un sito di rigenerazione possa diventare di nuovo un habitat di valore per gli orangotango e tante altre specie. Nel giro di 3 o 4 anni la natura riprende il sopravento, e la fauna selvatica comincia a tornare anche molto prima di questo.”

Sembra che non ci sia momento migliore per Helen e i suoi compagni di squadra per stare dalla parte degli oranghi, con le maniche rimboccate a ripiantare foreste.

Scopri di più sulla Sumatran Orangutan Society e la loro campagna Save Armstrong saltellando sul loro sito.

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