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Intervista ad Alessandro Polini, vincitore del Lush Prize 2018 con il progetto ‘organ-on-a-chip’

Tra i vincitori del Lush Prize 2018 c’è anche un’eccellenza scientifica italiana, il Dottor Alessandro Polini, con il progetto di studio di complessi modelli organ-on-a-chip che replicano il comportamento degli organi del corpo umano. L’obiettivo? Capire i meccanismi che stanno alla base di malattie per le quali non esistono ancora terapie efficaci e sostituire definitivamente i test sugli animali.

 

 

Bio

Nome: Alessandro Polini

Professione: Ricercatore presso l’Istituto di Nanotecnologia del CNR (CNR-NANOTEC), ex cervello in fuga, Harvard Medical School e Radboud University, per citarne alcune

Specializzazione: Sviluppo di sistemi organ-on-a-chip in vitro per capire i meccanismi patologici alla base della SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica)

Caratteristiche: Eccellenza scientifica tricolore, oltre a essersi distinto nella categoria Giovani Ricercatori tra i vincitori del Lush Prize 2018!

 

 

 

In vitro... veritas!

Alessandro, cosa sono gli organ-on-a-chip?

Sono modelli complessi creati in laboratorio, in vitro appunto, che replicano il funzionamento di organi o sistemi di organi tramite cellule umane provenienti da donatori consenzienti. In altre parole, gli organ-on-a-chip danno la possibilità agli scienziati di studiare e capire come reagisce il corpo umano quando per esempio viene colpito dalle malattie, per determinare patologie e scegliere trattamenti farmacologici ad hoc per singolo paziente. Una svolta per il mondo scientifico!

Fighting Animal Testing: perché la candidatura al Lush Prize?

Il progetto è perfettamente in linea con il Lush Prize, i suoi valori e quello che rappresenta in ambito scientifico. Gli organ-on-a-chip presentano considerevoli vantaggi rispetto ai convenzionali test basati sugli animali ed evidenziano che è inutile continuare a utilizzare tali test per lo studio di patologie umane e la sperimentazione dei trattamenti farmacologici. Un grande passo in avanti per la scienza e per la lotta contro l’animal testing!

A cosa sarà destinato il fondo?

Grazie al fondo di £10.000 del Lush Prize proseguirò la ricerca lavorando a un modello su chip del circuito motorio volontario per studiare più da vicino quello che succede nel corpo umano delle persone affette da SLA, una malattia di cui ancora si conosce poco e per la quale non esistono terapie completamente efficaci. L’analisi del modello aiuterà a comprendere come comunicano fra loro le cellule, e questo sarà utile sia per avere un quadro più completo della SLA, sia per ipotizzare le terapie e i potenziali trattamenti farmacologici.

Perché la decisione di lavorare nel campo della sperimentazione non animale?

Per quanto mi riguarda, nasce prevalentemente da considerazioni di natura scientifica. Non tutti sanno che gli studi preclinici basati su animali, comunemente presenti nello sviluppo di nuovi farmaci, hanno mostrato negli ultimi anni sempre più i propri limiti quando utilizzati come modelli di patologie umane. Da qui la scelta di lavorare nella progettazione di nuovi strumenti di ricerca, come gli organ-on-a-chip, che possano essere dei modelli più fedeli di ciò che avviene nel nostro corpo in condizioni normali e/o patologiche.

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