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Le alternative alla plastica esistono

Abbiamo guardato da vicino una serie di soluzioni sempre più innovative per combattere l’inquinamento da plastica...

La parola plastica suona ormai come una parolaccia. Ci fa venire in mente l’inquinamento ambientale, gli oggetti scadenti prodotti in massa, la pessima chirurgia estetica e il consumismo esasperato. Ma quando la plastica moderna è stata inventata da Leo Baekeland, all’inizio del XX secolo, era un materiale rivoluzionario. A differenza del vetro e del metallo che ha in gran parte sostituito, la plastica aveva il vantaggio di essere duratura ed economica – non si ammaccava e non andava in frantumi.

L’invenzione di Beakeland, la bakelite, è stata la prima plastica sintetica, cioè fatta di combustibili fossili anziché a base di materiali derivati da piante o animali come corna, cellulosa e gomma, che venivano usati già da secoli. Come questi materiali naturali, le plastiche sintetiche sono composte di catene di molecole grandi, i polimeri, che si possono stampare in qualunque forma. Altre plastiche sintetiche sono presto seguite, incluse stoffe rivoluzionarie come il poliestere e il nylon, oltre al polistirene, polipropilene (PP) e polietilene tereftalato (PET) comunemente usate per il confezionamento di prodotti.

Facendo un salto diretto fino al 2018, scopriamo che ci sono oggi centinaia di migliaia di polimeri diversi, di cui la maggior parte son derivati da oli o gas. Quello che una volta era la loro grande qualità - la durabilità – oggi è la loro disgrazia: rimarranno a marcire in discarica per migliaia di anni prima di degradarsi, senza parlare delle 8 milioni di tonnellate che ogni anno finiscono in mare.

Per questo, alcuni produttori, come Lush, si stanno impegnando a trovare alternative migliori rispetto alle plastiche sintetiche, che si tratti di sviluppare e utilizzare polimeri studiati per decomporsi, o di riusare e riciclare i materiali in modi ingegnosi.

Da Lush riduciamo tutto il nostro packaging al minimo indispensabile e, dove possibile, vendiamo i nostri prodotti nudi. Quando usiamo packaging di plastica, deve essere riutilizzabile e riciclabile. I nostri vasetti neri sono in polipropilene 100% riciclato post consumo, di cui una parte comprata e una parte riciclata nei nostri Greenhub dai vasetti neri che i clienti riportano in negozio (ricevendo una maschera fresca gratuita in cambio di cinque vasetti).

“Negli ultimi 12 mesi abbiamo ricevuto indietro dai nostri clienti ben sette tonnellate di vasetti neri da riciclare”, dice Suzy Hill del team Lush Earth Care.

Tutte le nostre bottigliette sono fatte con un tipo di plastica chiamata PET (polietilene tereftalato) fatto al 100% di plastica riciclata post consumo (PCR), e riusiamo e ricicliamo anche le formine in PET che utilizziamo per fare le nostre bombe da bagno.

“Abbiamo portato innovazione con materiali che non solo sono riciclabili, ma sono già riciclati,” spiega Giles Verdon, ingegnere del packaging Lush. “Produciamo le formine per le bombe da bagno a partire da fogli di PET, e stiamo attualmente studiando come lavare e sbriciolare queste formine per creare nuovi fogli con i quali fare nuove formine da usa e riusare all’infinito. Non ci sediamo mai, ci poniamo sempre nuovi traguardi”.

Innovazioni nella plastica

Così come le prime plastiche erano fatte di materiali naturali, alcuni innovatori stanno attualmente sviluppando nuovi materiali da fonti naturali. All’avanguardia del settore tessile, la Ananas Anam Ltd produce e vende un tessile naturale sostenibile chiamato Piñatex, fatto con fibre di foglie di ananas, uno scarto naturale della raccolta degli ananas nelle Filippine che altrimenti andrebbe al macero. Questo materiale è stato sviluppato dottoressa Carmen Hijosa, CEO della Ananas Anam Ltd, con un lavoro durato sette anni. Non serve alcun terreno, fertilizzante, pesticida o acqua supplementare per produrre questa stoffa, ed ha anche il vantaggio di offrire un reddito supplementare ai contadini filippini. Oltre ad essere vegano e biodegradabile, Piñatex rappresenta un’alternativa sana dal punto di vista ambientale alle ecopelli, che sono spesso fatte a base di plastiche derivate dal petrolio come il PVC e il poliuretano.

“L’obiettivo di Piñatex è di colmare una nicchia di mercato, che sta diventando sempre più evidente, tra la pelle e i tessili derivati dal petrolio” spiega Carmen Hijosa. Sia Adidas che Camper hanno fatto prototipi di scarpe in Piñatex, e il brand di calzature etiche Po-Zu usa questo materiale per una linea di scarpe vegane. “Il Piñatex si è evoluto ed è ormai diventato un materiale a sé” aggiunge la dottoressa Hijosa.

Un'altra azienda che sta usando materiali biologici per contribuire a ridurre l’inquinamento da plastica è un piccolo marchio di birra artigianale, la Saltwater Brewery. Lavorando in collaborazione con un’agenzia di pubblicità di New-York, la We Believers, l’azienda ha creato, per tenere insieme i pack di lattine, una rete a sei anelli in materiale 100% biodegradabile, compostabile, commestibile e senza plastica, usando trebbie di grano e orzo che sono scarti del processo di produzione della birra. Se dovessero finire in mare, questi anelli commestibili si scomporrebbero in poche ore, a differenza di quelli convenzionali pericolosi per la fauna selvatica che rischia di rimanervi impigliata o intrappolata, finendo per morire soffocata, strangolata o affamata, e questo anche se sono in polietilene a bassa densità (LDPE) studiato per sgretolarsi sotto la luce del sole in 90 giorni. Se i grandi birrifici industriali adottassero questa nuova tecnologia, il costo di produzione scenderebbe moltissimo, rendendola un’alternativa competitiva alla plastica. Peter Agardy, responsabile Brand alla Saltwater Brewery, spiega che “è un grande investimento per un piccolo birrificio creato da pescatori, surfisti e gente che ama il mare.” Cris Gove, il presidente del birrificio, dice a sua volta “speriamo di influenzare quelli grossi e magari di riuscire a portarli a bordo”.

Alcuni brand globali si stanno concentrando sullo sviluppo di bioplastiche, che usano il lievito per trasformare la canna da zucchero in etilene, politene e PET. Tuttavia, non è una strada che vogliamo seguire con Lush. “Non ci piace l’idea di attingere a raccolti che potrebbero nutrire delle persone per produrre della plastica”, spiega Giles Verdon. Preferiamo invece ridurre, riutilizzare e riciclare – un ethos che è anche al cuore di varie iniziative interessanti a livello globale per ridurre l’inquinamento da plastica.

  • La Thread international ha trasformato le bottiglie raccolte dalle strade e dai canali di Haiti in stoffa responsabile: fatta al 50% di PET riciclato, è stata usata da marchi di moda mondiali come Timberlake, Kenneth Cole e dal marchio Australiano di tessili d’arredo Kelly Lane.
  • Adidas ha collaborato con il gruppo Parley for the Oceans per trasformare la plastica raccolta negli oceani in abbigliamento sportivo ad alta perfomance. La parte superiore della scarpa è fatta con un filo creato con fibre di plastiche raccolte in mare, mentre la suola viene ottenuta con stampa-3D di poliamide riciclata e reti illegali per la pesca in profondità.

  • ReFleece fa accessori con una nuova specie di feltro derivato da tessili recuperati e bottiglie di plastica riciclate con un processo di produzione a basso consumo di energia.

  • Le Bottle-2-Pen Gel Roller della Pilot sono le prime penne al modo ad essere fatte con bottiglie di plastica riciclate, e sono ricaricabili.

  • Blue Planet Eyewear produce occhiali da sole eco-friendly con metalli e plastica riciclata.

Le alternative di ogni giorno

Mentre alcune aziende stanno mettendo un grande impegno per sviluppare alternative alla plastica, c’è molto che ognuno di noi può fare individualmente, ogni giorno, per ridurre e riciclare la plastica. Ad esempio, invitiamo nostri clienti ad usare i knot wrap di stoffa al posto della carta da regalo: sono molto più belli dei pacchetti normali, e si possono riutilizzare all’infinito. Alcuni dei nostri knot wrap sono in Greenspun, una stoffa fatta al 100% con bottiglie PET riciclate, e poi ci sono quelli che sono foulard vintage recuperati.

Evitare a tutti costi i bicchieri e le bottigliette di plastica, scegliendo borraccia, bicchiere e tazzine tradizionali, è un altro passo facile e importante. Gli italiani sono infatti i secondi consumatori al mondo di acqua in bottiglia di plastica dopo il Messico, allorché la qualità dell’acqua del rubinetto è in genere molto alta e controllata (siamo i quinti in Europa per la qualità dell’acqua, nonostante alcune zone cronicamente critiche). Anche i bicchieri di carta come quelli che si usano per le bibite nei fast food sono da evitare: per la pellicola di plastica interna non possono essere riciclati. L’azienda Aladdin Earthscapes produce mug, bottiglie e contenitori per cibo fatti con una miscellanea di plastica riciclata chiamata eCycle®, e possono essere riciclate quando diventa necessario sostituirli.

E poi ci sono le cannucce: usare quelle di carta o di metallo anziché quelle di plastica può fare la differenza. Secondo un’azienda statunitense specializzata nel riciclo, la Eco Cycle, negli USA vengono usate ogni giorno 500 milioni di cannucce di plastica. Il tempo di una bibita e finiscono in discarica o in mare, dove rischiano di bloccarsi nelle narici delle tartarughe marine o di perforare lo stomaco degli uccelli. In Gran Bretagna, alcuni pub e ristoranti hanno aderito alla campagna Straw Wars, impegnandosi ad eliminare le cannucce o a darle solo su richiesta. Anche nel fare il bucato si nascondo insidie per la plastica in mare. Infatti, ad ogni lavatrice, microparticelle degli indumenti sintetici finiscono nei mari perché troppo piccole per essere filtrate. Mettere i tuoi vestiti sintetici nel GUPPYFRIEND WASHING BAG ti permetterà allo stesso tempo di trattenere queste microplastiche e proteggere i tuoi vestiti.

Le campagne per ridurre il nostro consumo di plastica hanno dimostrato la loro efficacia: da ottobre 2015, quando tutti i grandi negozi in Inghilterra hanno dovuto cominciare a far pagare le buste di plastica, il consumo di sacchetti si è ridotto dell’80%. Nel 2016, la California è diventato il primo stato US a mettere completamente al bando i sacchetti di plastica, seguendo la strada di altre nazioni come Kenya, Cina, Bangladesh, Ruanda, Macedonia e Francia – dove piatti e posate di plastica saranno vietati dal 2020. In Italia, dal 2019 saranno vietati i cotton fioc col bastoncino di plastica, e dal 2020 i cosmetici contenenti microplastiche.

E quindi non aspettare, cerca di vivere anche tu una vita con meno plastica – i benefici che ne deriveranno sono fantastici!

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