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Mondo LGBT+: storie di diritti e ingiustizie

I dati e le cifre:

  • In 72 Paesi al mondo essere gay è un reato. In 8 di questi è prevista la pena di morte.*
  • In nessun Paese al mondo lesbiche, gay, bisessuali e/o persone transgender hanno la piena parità dei diritti.
  • Circa 2,8 miliardi di persone si trovano in Paesi in cui vivere apertamente significa sacrificare la famiglia, la libertà, la sicurezza o la dignità.

Sembra che in termini di diritti per le persone gay tutto stia andando bene come non mai, non è vero?

In alcune parti del mondo l’uguaglianza ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma in altri purtroppo non è così. Per esempio in Nigeria, nel 2014, l’allora presidente Goodluck Johathan ha firmato una legge che ha trasformato in reato le relazioni tra persone dello stesso sesso, con pene anche per chi aiuta queste persone. Al di là della criminalizzazione, sui temi di uguaglianza familiare, libertà di espressione e protezione dalla discriminazione sono avvenuti sia passi avanti che battute d’arresto.

Famiglia

Alla fine del 2017 erano solo 26 i Paesi ad avere il matrimonio paritario. Più di 12 Paesi hanno esteso importanti tutele alle persone LGBT+ e alle loro famiglie - quali le unioni civili (in vigore in Italia dal 5 giugno 2016 grazie alla «legge Cirinnà») e le convivenze di fatto - acconsentendo alla stepchild adoption o permettendo a persone dello stesso sesso l’adozione congiunta. Senza queste forme di tutela, le famiglie LGBT+ non sarebbero completamente riconosciute e potrebbero venir disgregate. Nei Paesi dell’Unione Europea i bambini possono essere portati via a chi li ha cresciuti, solo per aver passato la frontiera sbagliata. E in tanti altri Paesi una persona omosessuale può anche essere allontanata dal proprio compagno o dalla propria compagna in ospedale.

Espressione

Alcuni Paesi stanno introducendo nuove leggi di propaganda per vietare alle persone LGBT+ - e chiunque le appoggi - di organizzarsi e darsi sostegno reciproco. Queste leggi censurano la stampa, fanno chiudere i gruppi LGBT+ e mettono a tacere il dibattito pubblico. Non molto tempo fa in Russia sono stati emanati divieti di «propaganda di omosessualità», con i quali vengono multate o arrestate le persone che parlano pubblicamente di questioni legate a gay, lesbiche, bisessuali o transessuali. Altri Stati stanno considerando proposte o disegni di legge simili.

Discriminazione

Circa 70 Paesi tutelano le persone LGBT+ evitando che perdano il lavoro solo ‘per colpa’ di chi amano; ma solo il 10% di questi ha inserito nella propria costituzione una legge a tutela delle persone per evitare che vengano giudicate in base all’orientamento sessuale. Questo tipo di discriminazione costringe le persone LGBT+ a vivere nell’ombra e spesso in condizioni di estrema povertà. Sono tanti gli Stati in cui è in atto un dibattito perché venga approvata una legge contro la discriminazione sul posto di lavoro. Le persone trans, poi, devono lottare in modo inaudito contro violenza e discriminazione. Ogni 16 ore in tutto il mondo viene uccisa una persona transgender. In molti Paesi chi vuole legalmente cambiare sesso viene anche forzatamente sterilizzato, mentre in altri - tipo l’India - le persone con diversa identità sessuale stanno iniziando a essere riconosciute e ad avere gli stessi diritti dei loro concittadini.

Il nostro impegno nella lotta per l’uguaglianza dei diritti LGBT+

Nel 2013 e 2014 abbiamo lanciato l’iniziativa #SignOfLove per denunciare la disuguaglianza esistente in tutto il mondo per quanto riguarda i diritti delle persone LGBT+.

Nel 2015 la lotta per l’uguaglianza è andata avanti e abbiamo promosso con AllOut la campagna mondiale #GayIsOk che ha generato la più grande conversazione online mai avvenuta sul tema e ha permesso di istituire il Love Fund, un fondo 378.000 € devoluti a supporto di gruppi LGBT+ nel mondo.

Il fatto che un semplice sapone - solo perché comunica che essere «gay» è «ok» - in alcuni Stati possa tuttora essere considerato illegale è la prova concreta di ciò che significano discriminazione e mancanza di rispetto per i diritti umani, realtà con cui ancora oggi molte persone LGBT+ si trovano purtroppo a dover lottare.

In alcuni Paesi non abbiamo potuto venderlo né promuovere campagne per chiedere diritti per le persone LGBT+. Il Love Soap non sarebbe stato considerato legale ovunque perché mette in luce positiva l’omosessualità. Se l’avessimo venduto in Russia, per esempio, avremmo dovuto avere la garanzia che nessuno sotto i diciott’anni lo vedesse; a causa delle aspre leggi contro la propaganda gay, sarebbe quindi stato illegale. Nel 2016 abbiamo proseguito la nostra battaglia in Italia supportando CondividiLove e la campagna #SvegliatItalia per mobilitare i cittadini e lanciare un appello all’opinione pubblica e alla politica. Una campagna volta a rinnovare l’impegno e la lotta per l’uguaglianza perché anche l’Italia possa essere riconosciuta un paese civile, culminata l’11 maggio 2016 con l’approvazione delle unioni civili.

*L’articolo è stato scritto a maggio 2018: alcuni dati o informazioni potrebbero essere cambiati.

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