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Petali perfetti: da dove proviene il nostro ylang ylang

Con ricchi sentori esotici, l’olio essenziale di ylang ylang viene utilizzato in tutto il mondo per le sue qualità calmanti e rasserenanti. Tuttavia, l’approvvigionamento sostenibile di ingredienti di qualità rende necessario un nuovo approccio sia all’agricoltura che alle coltivazioni. 

Ricavato dall’albero della cananga odorata, l’olio essenziale di ylang ylang ha un profumo prezioso, esotico e meravigliosamente intenso. Proprio per i suoi numerosi benefici, veniva ampiamente utilizzato non solo in passato, ma ancora oggi gode di grande popolarità.

I guaritori delle Filippine - il paese dove i fiori di ylang ylang crescono spontanei - se ne servono da secoli per curare ferite, bruciature, punture d’insetti e morsi dei serpenti. Nelle Filippine l’ylang ylang, considerato un fiore sacro, lo si usa come ornamento delle immagini religiose.

Probabilmente l’olio essenziale di ylang ylang, noto soprattutto per le sue proprietà calmanti e rilassanti, viene spesso utilizzato per alleviare i disturbi legati allo stress, come l’ansia e la depressione. Si dice che il suo profumo, dolce e caldo, risvegli la pace interiore infondendo un senso di gioia. Non solo: ci sono evidenti prove che ne confermerebbero anche le efficaci qualità afrodisiache. Non è un caso che in Indonesia ci sia la tradizione di spargere petali di ylang ylang sul letto dei neo-sposi per invogliarli ad abbandonarsi ai piaceri dell’amore.

Mentre l’olio essenziale viene impiegato principalmente per il suo profumo delizioso, è stato anche dimostrato che ha un’azione stimolante sia per la pelle che per i capelli. Ecco perché lo trovi in molti shampoo e nei tonici, oltre che nei prodotti da bagno e negli oli da massaggio. Spesso viene utilizzato in coppia con il gelsomino: i loro profumi, infatti, sono complementari.

Ylang on the hillside
Ylang harvest

L’albero di cananga odorata - spesso chiamato “albero dell’ylang ylang” - è una pianta tropicale che può raggiungere i venti metri d’altezza. È originario delle Filippine, dell’Indonesia e della Malesia, e visto che cresce bene con tanto sole e in terreni simili a quello nativo della foresta tropicale, viene anche coltivato in Madagascar, in Polinesia e nelle Isole Comore, al largo delle coste sud-orientali dell’Africa: è proprio qui che acquistiamo una parte del nostro ylang ylang.

L’ylang ylang, il prodotto più esportato delle Isole Comore, rappresenta un’importantissima fonte di sostentamento per i locali. Tuttavia, la dipendenza dell’arcipelago da questi fiori ha causato alcuni problemi in termini di sostenibilità. L’olio essenziale viene prodotto con micro-impianti di distillazione alimentati a legna. La domanda locale di legna da ardere - utilizzata per cucinare, per la produzione di calore e, ovviamente, di ylang ylang - è stata la causa della deforestazione di alcune aree.

Per combattere questo problema, Lush lavora nella regione a stretto contatto con svariate organizzazioni non governative con l’obiettivo di incentivare l’agroforestazione e il rimboschimento, oltre a provvedere all’istruzione e alla formazione dei lavoratori che producono l’olio essenziale per i nostri fornitori. In più, nell’ambito di una strategia a lungo termine, stiamo producendo il nostro olio essenziale di ylang ylang in Ghana in modo ecologico e sostenibile, nel completo rispetto dell’ambiente.

Lush ha acquisito la piantagione di ylang ylang in Ghana circa otto anni fa, ed è da cinque anni che stiamo lavorando per trasformarlo in un fiorente ecosistema che non sia di supporto solo agli alberi di cananga odorata, ma anche ad altre piante e alla fauna selvaggia.

Quel lotto di terreno era una monocultura. Il che significa che la terra veniva sfruttata per un solo tipo di coltivazione o di pianta: una gran brutta notizia per l’ambiente. Infatti, le monoculture, essendo ad alto consumo energetico, distruggono l’equilibrio degli ecosistemi causando la perdita della biodiversità.

Agli antipodi della monocultura - dannosa per l’ambiente - c’è la permacultura, un modello sostenibile che prevede la sinergia di un mix di alberi e piante capace di generare un ecosistema naturale e completamente autosufficiente. Ogni pianta e ogni albero ha una funzione ben precisa: produrre cibo, fare ombra, normalizzare i livelli di azoto, con l’obiettivo comune di aiutare l’ambiente a svilupparsi in totale armonia ed equilibrio.

È questa l’ambizione per la nostra piantagione di ylang ylang. Oltre agli alberi di cananga, abbiamo piantato rampicanti di vaniglia e piante di lemongrass, che assicurano buoni livelli di inerbimento del suolo aiutando il terreno a trattenere l’umidità. Non solo: possono anche essere utilizzati per altri prodotti. Abbiamo aggiunto anche alberi di papaya e palme da cocco, che aiutano a supportare l’economia locale producendo i frutti che poi vengono commercializzati e quindi lavoro per i locali. Nel sito non facciamo uso né di concimi né di pesticidi, dato che molte delle nuove piante hanno ottime proprietà fertilizzanti grazie al mix di foglie secche, stecchi e corteccia che lasciano cadere sul terreno della piantagione.

Negli ultimi anni il Ghana ha attraversato vari periodi di siccità, quindi oltre ad aver aggiunto piante capaci di trattenere l’umidità nel terreno, abbiamo anche creato una serie di laghi naturali per avere a disposizione la quantità di acqua necessaria per far fronte ai periodi di siccità. Diamo anche una mano alla fauna locale creando un florido habitat sia per gli insetti che per gli uccelli (che amano i grappoli scuri dei frutti dell’ylang ylang).

Non siamo ancora completamente autosufficienti dato che nel nostro sito in Ghana riusciamo a produrre non abbastanza olio essenziale di di ylang ylang, circa 30 kg l’anno, ma presto lo saremo. Nel frattempo, facendo tesoro delle importanti lezioni di permacultura apprese nella piantagione, possiamo produrre risorse con approcci rispettosi della sostenibilità e dell’agricoltura rigenerativa. Ovviamente, la nostra volontà è sempre quella di fare del nostro meglio per garantire che i nostri ingredienti provengano da habitat diversificati, felici e con una ricca biodiversità.   

Scritto da Rachel England.

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