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Ripartire da Zero… Waste!

Rossano Ercolini, vincitore del Goldman Environmental Prize 2013, è presidente di Zero Waste Italy, Zero Waste Europe e coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori. Grazie a lui, agli attivisti e alle istituzioni sensibili a problemi di portata mondiale – come i rifiuti e l’inquinamento – oggi sono 274 i Comuni Zero Waste in Italia, per un totale di 6.116.385 abitanti. Il 4 luglio 2018 è stato nostro ospite presso lo Spazio Eventi del Naked Shop di via Torino a Milano, per condividere la sua esperienza, ispirare il cambiamento e spiegarci nel concreto cosa può fare ognuno di noi per garantire al nostro pianeta un futuro migliore.

Fra i tanti concetti espressi – anche in alcuni interventi su YouTube – hai detto due parole che mi hanno colpito: insegnare e formare. Ti definisci «maestro di giorno e attivista di notte», quindi tutta la tua attività è una grande opera di insegnamento e formazione, giusto?
«Maestro e attivista» sono due facce della stessa medaglia, sempre di educazione stiamo parlando. I saperi variano sempre e a seconda dei contesti e le persone di fronte a te hanno aspettative che indirizzano quello che vuoi dire. Quando si fa un lavoro come il mio, una delle sfide è quella di essere sensibili. E nel momento in cui accetti la sfida, a mio avviso, sei già nella giusta direzione.

Come fa un Comune a diventare Zero Waste?
Esiste una procedura che spiego con una metafora: quella dell’adozione da parte di un’azienda agricola del biologico. Così come un agricoltore che vuole aderire al biologico deve rispettare un disciplinare e viene controllato da un soggetto collettivo responsabile, lo stesso avviene per lo Zero Waste: il Comune approva la delibera riassunta in un cronoprogramma e il nostro compito è proprio quello di controllare che rispetti determinati requisiti. Proprio ieri l’assessora del Comune di Muggia (Trieste) mi chiedeva cosa si dovesse fare. Le ho spiegato brevemente l’iter: prima la delibera viene approvata a livello di Giunta, ma poi l’atto deve essere portato in Consiglio. Vuoi sapere il motivo? Perché in Consiglio la delibera rimane cogente anche quando decade l’amministrazione. L’approvazione della delibera, in linea di massima, prescrive raggiungimenti di standard europei con certificazioni ad hoc. Ritengo che sia necessario iniziare ad adottare le buone pratiche da ieri, domani potrebbe essere troppo tardi. Gli attivisti Zero Waste infatti dicono sempre «forse non arriveremo mai allo zero, ma ci dobbiamo arrivare maledettamente vicino». Questo concetto è molto simile a quello del limite in matematica. Zero Waste si basa su un processo bottom-up: è la comunità che fa la differenza e la differenziata.

Sono previsti ‘premi’ per i Comuni più virtuosi?
Sì, un altro passaggio chiave è l’applicazione della tariffazione puntuale: si paga in base a quanto si butta via. Con l’applicazione della tariffazione puntuale, un ristorante - per esempio - è agevolato a fare la differenziata perché, risparmiando, può poi investire nel proprio business, e si innesca così un circolo virtuoso. Le attività arriverebbero a risparmiare all’incirca 3.000 € all’anno. Nella delibera prescrittiva la tariffazione puntuale è prevista, con un lasso di tempo che prevede sempre un determinato periodo di flessibilità. Se un Comune in un tempo prestabilito non l’ha fatto, riceve il “cartellino giallo”; se non fa nulla, riceve il “cartellino rosso” - ultimo richiamo! - e poi l’espulsione.

Riuscite a controllare tutti e 274 i Comuni?
Noi siamo una no profit con un piccolo staff ma molto efficiente: non riusciamo a controllare puntualmente i 274 Comuni, ovviamente. Nonostante questo facciamo un grande lavoro: abbiamo rapporti con le reti associative bottom up (i nostri fedelissimi, quelli che di solito hanno chiesto al loro sindaco di approvare la delibera). Noi di Zero Waste, consci delle problematiche ingenti in cui versano molte amministrazioni, tendiamo sempre a dare una seconda possibilità ai Comuni, siamo buoni insomma... Per fortuna i Comuni che vogliono diventare Zero Waste, vogliono anche essere controllati: il Comune non può essere controllore e controllato, non avrebbe senso. All’interno della delibera è prescrittiva l’istituzione di un osservatorio, che deve dire al sindaco cosa non funziona per migliorarsi giorno dopo giorno sempre più.

E se viene eletto un nuovo sindaco – magari di un partito politico differente – che succede?
Succede anche di frequente… La criticità è nel rinnovo. nella nostra ottica non cambia molto dal Centrodestra al Centrosinistra perché non è mai esistito un Comune che si vantasse di essere uscito dalla Rete Rifiuti Zero. Certo, nella fase iniziale, li controlliamo di più per vedere come si muovono. Il sistema non è perfetto ma già inizia a dare buoni risultati. Siamo in una «crisi di crescita»: molti Comuni hanno scoperto che Rifiuti Zero è figo, è fashion, non è da sfigati!

Com’è stata la tua esperienza in America? Sei stato il primo italiano a vincere il Global Environmental Prize…
L’individualità declinata in modo positivo porta a realtà come Rifiuti Zero! Noi italiani abbiamo una grande passione, e abbiamo acquisito una volta tanto la performatività di stampo più anglosassone: questo ci ha consentito di diventare leader nel settore Rifiuti Zero. Creiamo start up, sappiamo dar vita a un’impresa a partire da un’idea. Al di là dei nostri meriti abbiamo un alone, un fascino. L’italiano, quando ci mette il cuore, è vissuto come creativo.

Fate qualcosa per premiare le imprese più virtuose?
Sì, attribuiamo un premio biennale. Una volta facemmo partire un ragazzo in bicicletta proprio da Milano e arrivò fino a Sorrento consegnando alcune nomination alle imprese più virtuose, che vennero poi a Capannori a ritirare al premio. Siamo arrivati alla terza edizione. Lush è un’impresa virtuosa e colorata, davvero eccezionale!

Nel tuo libro, Non bruciamo il futuro (ed. Garzanti, 2014), parli anche di quegli oggetti che alcune aziende producono, e che non si possono riciclare, definendoli giustamente «errori di progettazione». Come scrivi tu stesso: «Per i prodotti alimentari in particolare il modello di imballaggio dovrebbe essere il cono gelato, l’imballaggio più geniale che ci sia». Qual è - fra gli «errori» - il più assurdo, divertente o ridicolo che hai incontrato?
Di fondo il più grande errore è la plastica usa e getta: c’è l’estrazione delle risorse, la fase della progettazione, la fase del consumo, dell’uso (solo pochissimi minuti!) e infine la fase dello smaltimento… quanto tempo si perde per qualcosa che ci resta sullo stomaco. I mari di plastica sono la prova dell’assurdità dell’uso smodato che le persone fanno di plastica. Il polipropilene è stata una grandissima invenzione di Giulio Natta e Karl Ziegler, tuttavia assieme all’alluminio è il materiale più sciocco che il genere umano abbia creato. Nonostante la plastica sia formalmente riciclabile, il gioco vale la candela? Anche i cotton fioc non biodegradabili sono un prodotto sciocco (per fortuna diventeranno illegali a partire dal 2020!). Pensiamo poi a quanta plastica avvolge i cibi che mettiamo sulle nostre tavole ogni giorno. Rifiuti Zero scrive alle aziende che a nostro avviso producono oggetti con errori di progettazione per avviare un dialogo: perché produrre imballaggi che vanno solo a inquinare o che finiranno negli inceneritori? Di recente, assieme a molti esperti, abbiamo studiato una confezione di patatine molto conosciute: per produrre 40 g di prodotto, si producono 40 g di scarto.. non è forse questo un agire stolto?

Voi proponete un «obiettivo idealistico in un tempo realistico»: visto il trend, che tempistiche vi siete dati perché quasi tutti i Comuni italiani siano rifiuti Zero?
Tanti indicatori ci dicono che potrebbe essere troppo tardi per iniziare a ragionare nell’ottica Rifiuti Zero. Tuttavia non bisogna essere né catastrofisti né ottimisti, bisogna essere positivi: dobbiamo avere la consapevolezza del problema, ma è anche opportuno sapere che ci sono varie soluzioni. Siamo molto soddisfatti dei risultati impensabili raggiunti: erano 25 Comuni nel 2010, 114 nel 2013, oggi siamo a 274, quindi…

Qual è il prossimo sogno che vorreste diventasse realtà?
Uno dei sogni che abbiamo ovviamente riguarda Roma, la capitale (del resto, con altre realtà più piccole - tipo Modena o Lucca - il ‘gioco’ sarebbe molto più facile)! Questo accelererebbe senz’altro l’adesione al movimento Zero Waste. L’Italia è il sesto Paese al mondo per il tasso di riciclo. Tutti i grandi cambiamenti sono avvenuti bottom up, dal basso, e sono i movimenti come il nostro, pieni di passione e forza propulsiva, ad aver gettato le basi per i grandi cambiamenti.

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