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Soapbox: I sub del Giglio in aiuto della Pinna nobilis, la “super cozza” regina del Mediterraneo

Qualche anno fa un parassita si è diffuso nelle acque del Mediterraneo e ha attaccato una specie in particolare, decimandola e dando luogo ad una vera e propria ecatombe. Stiamo parlando delle nacchere giganti, o super cozze, nome volgare della magnifica Pinna nobilis, un bivalve presente solo ed esclusivamente nel Mar Mediterraneo. 

“Quella che sott’acqua avvolge il subacqueo è una sensazione di pace e tranquillità quasi ancestrali, che riportano ad un luogo in cui l’uomo è vissuto prima di venire al mondo.” racconta Claudia, istruttore e guida dell’International Diving dell’Isola del Giglio. In questo luogo ameno, il subacqueo è un ospite cullato dalle acque e tutto quello che lo circonda sembra protetto, al sicuro. Anche in caso di movimenti violenti delle acque, per le mareggiate o le attività dell’uomo, il mare poi riesce sempre a riprendersi, a far tornare vita su ogni scoglio, sotto ogni masso, laddove si pensava che niente sarebbe più stato come prima.

Ma poi, basta un solo istante, e tutto si muove alla velocità della luce, e quello che sembrava un ambiente sicuro, si trasforma repentinamente: alcuni individui vengono colpiti e non sopravvivono. Qualche anno fa un parassita si è diffuso nelle acque, e ha attaccato una specie in particolare, decimandola e dando luogo ad una vera e propria ecatombe.

Il parassita assassino e l’importanza delle sue vittime
Stiamo parlando delle nacchere giganti, o super cozze, nome volgare della magnifica Pinna nobilis, un bivalve presente solo ed esclusivamente nel Mar Mediterraneo. È una specie associata ad uno degli ecosistemi più importanti che si sviluppano lungo la fascia costiera: le praterie di Posidonia oceanica. Volgarmente conosciuta come “nacchera”, questa specie può raggiungere oltre i 40 anni d’età e dimensioni di oltre 1 m, che la rendono il bivalve più grande in tutto il Mar Mediterraneo. È una specie molto importante per l’ecosistema associato e per molte attività antropiche: prima di esser riconosciuta come specie protetta veniva frequentemente pescata e mangiata fritta, arrivando a pesare anche un chilogrammo. Dal punto di vista ecologico svolge un ruolo importantissimo ospitando una ricca fauna e flora all’interno e all’esterno della conchiglia. Inoltre, svolge un’azione filtrante, assorbendo dall’acqua le sostanze inquinanti e gli agenti patogeni, diventando, in buona sostanza, un indicatore dell’inquinamento del mare.

“Dal 2017 – spiega il Dott. Edoardo Casoli, Biologo Marino dell’Università La Sapienza di Roma -   il destino di questa specie è appeso ad un filo! A causa dell’infezione ad opera del parassita Haplosporidium pinnae, la P. nobilis è stata interessata da un esteso evento di mortalità di massa che non ha risparmiato nessuno dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ad oggi, è scomparso oltre il 90% degli individui; ciò ha messo in allarme la comunità scientifica internazionale, tanto da definire la P. nobilis a concreto rischio di estinzione. Ricordiamo infatti che la P. nobilis è inserita nella lista rossa della direttiva CITES 92/43/CEE dell’Unione Europea, e nei successivi aggiornamenti della Direttiva 2006/105/CE è stata inserita tra le specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa. È fondamentale perciò attivarsi per la conservazione di questa specie emblematica e rappresentativa del nostro mare e delle nostre tradizioni”. 

La seta del mare
Un’antica tradizione tessile legata alla Pinna nobilis è fondata sul bisso che questo bivalve produce, in prossimità dell’apice della conchiglia, per l’ancoraggio al fondale dell’animale. Il bisso è un insieme di filamenti costituiti da cheratina, che a contatto con l’acqua si solidifica. Sapienti mani di maestri tessitori, sin dall’antichità (si narra che lo stesso Re Salomone indossasse vesti di bisso, e che gli abiti della dea Iside, tessuti con la ‘seta di mare’ fossero già menzionati nelle ’Metamorfosi’ di Apuleio), hanno lavorato questo materiale, imparando a ripulirlo da detriti e piccole conchiglie e riuscendo a filarlo fino a farlo somigliare a seta. In Italia, la tradizione e l’arte della filatura del bisso e della realizzazione di splendidi manufatti tinti con colori cangianti, è stata portata avanti dalla Maestra di tessitura Chiara Vigo, che ha svolto la sua attività per decenni in Sardegna, allevando le Pinne nobilis e riuscendo ad estrarne il bisso senza danneggiarle. 

La ‘spada dei romani’ è la risposta per il futuro?
“La nostra idea – continua il Dott. Casoli - si è sviluppata in seguito al rinvenimento di esemplari giovanili insediatisi di recente in un’area prossima a Giglio Porto. Ciò ha dato una flebile ma viva speranza di lotta della specie contro la probabile estinzione: qualcuno tra i sopravvissuti si sta riproducendo!” È quindi di primaria importanza capire se altri individui giovanili siano presenti, o quanti adulti sopravvissuti possano contribuire all’eventuale ripresa della popolazione “gigliese”. Analisi genetiche potranno inoltre far luce sulla capacità di questi individui di sopravvivere al patogeno.

Se la P. nobilis è quasi scomparsa dai fondali, si osserva invece un eccezionale aumento dell’abbondanza della congenerica Pinna rudis, la quale da recenti studi risulta immune all’infezione. I giovanili di questa specie sono molto più abbondanti rispetto a qualche anno fa. La P. rudis è sempre un bivalve gigante, ma differisce dalla P. nobilis per necessità ecologiche e caratteristiche morfologiche. Presenta dimensioni più contenute, spine ornamentali vistose e conchiglia triangolare: non a caso, il nome rimanda alla piccola spada da esercitazione usata dai romani.

Citizen Science: la passione subacquea al servizio della scienza applicata
“L’obiettivo di Underwater Pro-Tour - spiega Gianmaria Vettore, ideatore del progetto e Presidente dell’Associazione - è quello di coinvolgere subacquei per effettuare la raccolta di quei dati che possono essere utili ai biologi marini proprio per studiare il fenomeno della moria di Pinna nobilis e della proliferazione di Pinna rudis. La sinergia tra studiosi e subacquei ha dato vita ad attività che si riferiscono ad una o più ricerche scientifiche, la cosiddetta Citizen Science: con il nostro progetto, vogliamo impiegare al meglio questa sinergia, sfruttando l’aiuto degli amici subacquei e rendendoli, allo stesso tempo, partecipi di un’iniziativa di salvaguardia di una delle specie più amate dei nostri mari. Per svolgere questa attività abbiamo pensato all’utilizzo di scooter subacquei per due motivi: coprire una maggior porzione di fondale, anche lontano dagli abituali siti di immersione, e riuscire a raccogliere dati da fornire ai biologi in modo più rapido. Gli scooter subacquei sono mezzi di propulsione che hanno un costo non indifferente, per questo siamo grati a Lush e a tutti coloro che contribuiranno all’iniziativa per il supporto e l’aiuto, economico e non’.

Ciò che ci si chiede, e su cui vogliono far luce i ricercatori dell’Università di Roma, è se la scomparsa di una specie e l’aumento di abbondanza dell’altra siano correlati, e se questo possa portare a futuri cambiamenti nella struttura delle comunità costiere. Inoltre, è di primaria importanza far luce sui possibili meccanismi (ad esempio l’ibridazione con P. rudis) che possano aiutare la P. nobilis a superare questa fase pandemica che ne minaccia la sopravvivenza. “In poche parole – chiude il Dott. Casoli - mai avremmo pensato di condividere un momento storico con un mollusco, anche lui profondamente minacciato dalla diffusione di un patogeno”.
 
Underwater Pro Tour
8 giugno 2021
www.underwaterprotour.com

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