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Un mestiere dolce (e complesso) come il miele

“Probabilmente sono uno degli apicoltori professionisti più giovani del paese” scherza David, veterano apicoltore di 62 anni. È un pensiero che ci fa riflettere mentre guardiamo le sue arnie nelle bucoliche campagne del Wiltshire, nell’ovest della piana di Salisbury. 

Annidate tra i cespugli, le piccole arnie (che insieme formano l’apiario) sono posizionate vicino all’acqua, nella zona più tranquilla della prateria. Il paesaggio è tappezzato di fiori selvatici che offrono alle api il terreno ideale dove bottinare per raccogliere il nettare e il polline. In cambio, gli insetti trasportano il polline dei fiori che così possono riprodursi, con una relazione di reciproca utilità vitale per il nostro ecosistema.  

Le colonie sono per lo più lasciate a se stesse – dopo 20 anni di apicoltura, David preferisce senza mezzi termini l’approccio del “giù le mani” e interviene sulle sue api solo come ultima risorsa. Ad esempio, non elimina i fuchi (le api maschio che non contribuiscono alla produzione di miele), né spunta le ali delle regine per impedire lo sciamare. Le sue arnie sono molto più grandi rispetto al modello standard usato in Gran Bretagna, ed evita di aprirle regolarmente per minimizzare lo stress provocato alle api. 

David preferisce invece lasciare le sue api vivere il più naturalmente possibile, e deve usare tutti i suoi 30 anni di esperienza per valutare quando intervenire con una colonia in difficoltà e quando lasciar la natura fare il suo corso. Intervenire implicherebbe formare nuclei da colonie (piccole colonie di api create da colonie più grandi) per rinnovare la regina di una colonia debole consentendole di depositare le sue uova. Una regina può depositare fino a 2000 uova al giorno, il che rafforza i numeri della colonia e le sue possibilità di sopravvivenza. 

Se l’apicoltore raccoglie tutto il miele prodotto dalle api nell’arnia, sarà costretto a nutrire la colonia durante l’inverno, quando normalmente le api si nutrono con le riserve raccolte durante l’estate. David lascia quindi alle sue api abbastanza miele per nutrirsi nei mesi più freddi e interviene soltanto se la produzione di miele è stata inficiata dal cattivo tempo. Quest’anno è preoccupato per la pioggia, dato che la primavera 2016 è una delle più umide da sempre registrate, impedendo alle api di uscire dall’arnia per andare a raccogliere il nettare. Lascia quindi il poco miele che c’è a disposizione delle api nell’attesa che il tempo diventi più clemente durante l’estate. Se questo non succederà, David dovrà intervenire e nutrire le api.  

Sapere quando intervenire o meno è uno degli aspetti più complicati del lavoro dell’apicoltore. È un delicato equilibrio tra la produzione di miele e la salute delle api. Ma David è anche preoccupato per il futuro dell’apicoltura in Inghilterra, un settore nel quale lo stato non investe e che fa parte di un mercato alimentare artigianale ancora allo stato embrionale. Al contrario, il governo francese sta rispondendo alla moria delle api erogando finanziamenti agli apicoltori che operano su larga scala seguendo alcuni criteri stabiliti per migliorare le pratiche in apicoltura. In questo caso gli apicoltori che richiedono aiuti economici devono rispettare una serie di criteri, tra cui il tenere gli apiari distanti almeno 2,5 chilometri tra loro e in luoghi ricchi di biodiversità con lo scopo di migliorare la salute delle colonie ed i livelli impollinazione. 

“Le campagne per fondi mirati ed incentivi economici che il governo francese ha messo in atto sono strutturate in modo intelligente,” spiega David, “perché sono riusciti ad attrarre nuove generazioni di giovani apicoltori, cosa che in Gran Bretagna non c’è.” La media d’età dell’apicoltore francese è di 45 anni; 21 anni più giovane rispetto alla controparte inglese, e secondo David il fatto che sia improbabile riuscire a guadagnarsi da vivere con l’apicoltura fa sì che i giovani la percepiscano essenzialmente come un’attività da fare come hobby - una posizione insoddisfacente per lui ed i suoi colleghi apicoltori che sono convinti che il settore abbia grande bisogno di essere rivitalizzato.   

Guardando il paesaggio pittoresco della piana di Salisbury è facile dimenticarsi della mole di lavoro che richiede l’apicoltura – anche per chi segue la filosofia del “minimo intervento”. Parlando con David si capisce subito che l’apicoltura richiede passione e dedizione – due qualità che spera di inculcare ai suoi apprendisti mentre cerca di mantenere viva l’arte dell’apicoltura. 

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