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#WeTheBathers: un viaggio di gioia e nostalgia

Fino a circa vent’anni, ero una fan convinta della doccia. Mentre mia mamma e mia sorella stavano a mollo per ore nella vasca da bagno, da adolescente io ho sempre preferito godermi gli scrosci d’acqua calda, come pioggia che picchiettava sulla mia pelle. Col passare del tempo, la mia passione per la doccia si è trasformata in una pura e semplice necessità. Impiegavo larga parte del mio tempo e buona parte del mio cervello cercando di farmi strada nel mondo del lavoro, lottando contro l’ansia, cercando di adattarmi alla vita adulta in modo responsabile. Concetti come ‘prendersi cura di sé’ e ‘relax’ mi erano completamente estranei. Eh sì, ci hai preso: sono un tipo passionale.

Alcuni anni dopo è successo qualcosa che mi ha fatto sentire per la prima volta una nullità. Il mio cagnolino è morto. Un avvenimento insignificante per alcune persone (tante altre, invece, sono certa mi capirebbero molto bene) che mi ha messa a tappeto, come mai mi sarei immaginata. Avevo già vissuto vari lutti strazianti - mia mamma era deceduta in un rapido incidente qualche anno prima e i miei cari nonni se n’erano andati da tempo - ma la perdita del mio cane ha cambiato qualcosa in me: ho iniziato a esternare il mio dolore, parlandone apertamente, come non avevo mai fatto prima. 

Di quel momento ho ricordi molto vividi, perché, nonostante avessi già perso molto negli anni precedenti, la morte del nostro cane di famiglia ha condotto a un esito che mai avrei immaginato. Mentre piangevo per la scomparsa di un amico che adoravo, ho realizzato che se n’era andato uno degli ultimi frammenti di vita della mia mamma: lei era legatissima a quel piccolo schnauzer e lo amava come un figlio. Ho pianto come una bambina per tutto il giorno. In ufficio al lavoro, al parchetto in pausa pranzo, alla stazione ferroviaria di Euston - piena di gente - stando seduta in attesa di un treno in ritardo. Ho continuato a singhiozzare nelle due ore di viaggio verso casa, nonostante da grande, prima di quel momento, non avessi mai pianto in pubblico.

Quando sono arrivata a casa e non trovavo pace, il mio ragazzo mi ha consigliato di fare un bagno. E così ho fatto. Quando mi sono immersa nella vasca lasciando che le lacrime si mescolassero all’acqua calda, mi sono concessa, per una volta, di restare sola con i miei sentimenti. Può sembrare scontato e irrispettoso del momento che stavo vivendo, ma posso dire che ogni mia preoccupazione è volata via. Proprio così: quella sera, ho percepito che il caldo abbraccio di un bagno tranquillo si stava diffondendo ovunque e proprio nel momento giusto. 

Lo ammetto, sono una persona che fa più spesso la doccia del bagno, tuttavia ricorro a una rasserenante immersione nella vasca in ogni momento di tristezza o quando mi sento in ansia. Come tante altre persone, ho sempre reputato che immergersi nell’acqua calda desse conforto, ma da quel momento ho capito che l’incredibile potenza di un bagno sta proprio nella sensazione di calma, pura e semplice, che riesce a creare. Le molte volte in cui la mia mente è invasa da troppi pensieri, bastano alcuni semplici gesti - riempire la vasca, abbassare le luci e immergermi nell’acqua - per infondere in me quella serenità che neppure il sonno, a volte, è capace di darmi.     

Infatti, secondo una ricerca del 2018, fare regolarmente il bagno la sera può aiutare chi soffre di depressione a sentirsi meglio. Gli esperti affermano, inoltre, che lo sbalzo di temperatura può migliorare il nostro ritmo circadiano (l’orologio biologico che regola, per esempio, il ritmo veglia-sonno e quello della fame) che, nei casi di depressione, può diventare caotico. Allo stesso modo, lo sbalzo di temperatura che si prova quando si esce dalla vasca da bagno può favorire il sonno.

Negli anni successivi alla ‘rivelazione’ della vasca da bagno, sono arrivata a capire che fare un bagno non solo è un tipo di terapia che agisce sulle emozioni, ma ho anche iniziato a provare oli che potessero lasciare la pelle morbida e oli essenziali rilassanti dal meraviglioso profumo. E ora mi diverto molto di più a cambiare il colore dell’acqua nella vasca con una frizzante bomba da bagno che a giocare con le sfumature degli ombretti. È divertente. Anche se mi sono sempre sentita felice con i trucchi e con i prodotti di bellezza, ho scoperto un nuovo amore: la natura giocosa del bagno. Dopotutto eravamo bambini quando abbiamo avuto le prime esperienze nella vasca da bagno, in compagnia di tanti giocattoli colorati. 

Oggi, sono stata sorpresa ancora una volta dalla mia ‘santa’ vasca da bagno. È nato il mio primo nipote - un dono prezioso per una famiglia che in passato ne aveva già viste tante. Mentre aiutavo mia sorella neo-mamma a fargli il primo bagnetto è un momento che non scorderò mai. Vedere le espressioni del suo viso, chiaramente rilassato e incuriosito dalle sensazioni che provava con i delicati scrosci d’acqua, ho avuto ancora una volta la conferma che fare il bagno sia molto di più di un semplice mezzo per lavarsi. 

In tutto il mondo fare il bagno è un gesto che viene custodito come qualcosa di speciale e spirituale - e anche se l’umile vasca di casa mia è poca cosa in confronto agli hammam turchi, rivestiti di preziose piastrelle, o alle idilliache onsen, le terme giapponesi, penso di aver sviluppato nel corso degli anni una mia personale cultura del bagno. Non c’è dubbio, tutti ne hanno una. Forse inizierò anche a presentarmi come 'ragazza-da-bagno'.

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